Quando sei in mare aperto, nel bel mezzo di una bufera, non hai il tempo di pensare e devi solo agire. Quello che devi fare è gestire l’emergenza dandoti delle priorità, tralasciando i dettagli. Cioè, se devi pensare a salvarti la vita non importa che il giubbotto salvagente non sia in tinta con il costume, per dire. Non importa neanche che tu abbia o meno il costume, in realtà.
Poi la bufera passa e ti rimangono tanta stanchezza, tante emozioni e tanti ricordi. E le due palle così che farai agli amici per i prossimi anni con i tuoi racconti. E resta un vuoto, un grande buco nero interiore che fa male.
Ecco io sono in quel momento della vita in cui (per ora) il vento si è calmato e sta tornando il sole ed è importante avere addosso almeno il costume e ti fa piacere che sia abbinato al salvagente.
Oh cazzo…e ora?
A furia di gestire emergenze mi ritrovo sommersa da un’ordinaria amministrazione trascurata e impazzita, da sogni usciti tutti insieme dai cassetti e progetti condivisi e insistenti che fremono per essere realizzati.
Un casino, insomma!
Ieri ho fatto una cosa semplice: ho preso carta e penna.
Ho scritto una lista di cose che sono in attesa di essere fatte da un anno. Mi sono spaventata e, dopo aver fatto amicizia con la ruga e il capello bianco che questa lista mi ha regalato, ho iniziato a farle a caso senza logica. Ora devo solo aggiungere la logica e il gioco dovrebbe essere fatto.
La mia voglia di normalità si manifesta in modi strani e così, oltre ad usare un quaderno ed una Bic nera, ho comprato una piantina di basilico.
Non una semplice piantina, ma un’insidiosa voglia di normalità dopo un anno di gestione straordinaria che fa capolino dal balcone di questa casa provvisoria. La voce “casa” è la prima della lista, per la cronaca.
Come si manifesta per Voi la voglia di normalità?
Lascia un commento